Esitavo a tornare qui, immaginandomi di avere il tempo di scrivere odi aggraziate all'equilibrio, lunghissime e meditate conclusioni sulla ricchezza che ho trovato in Italia, sulle sorprese, sulle novità e sui ritorni. E invece no. Mi sveglio brutalmente da una notte di incubi angoscianti, e mi appello alle parole per svuotare la testa. Una doccia calda e tutta la protezione del bello che mi circonda faranno miracoli, ne sono certa, ma resta il riverbero della paura che è venuta a cercarmi di notte, della fatica che mi ha svegliato alle 4 di mattina. Ho tremato e rivissuto tutta quell'urgenza di scuoter via, e presto, ciò che non va. Accanirmi solo nella ricerca di quel che mi fa bene. Solo che non so chiaramente dov'è, o per somma ironia so che è polverizzato in mille posti, e nel cercarlo mi disperdo. Sono in salita e arranco, mi manca l'ossigeno e ho bisogno di te che non sei in nessun posto, di voi che rivedo solo di giorno, mentre nel buio devo andare sola, e metterci tutto il coraggio che ho accumulato. Ho paura di sbagliare. Ho paura di svegliarmi e non essere dove dovrei. Ho paura di andare sott'acqua, e delle creature che ci troverò.










