CONSERVA SOTTO SPIRITO
Al timone c'era purenutmeg alle ore 11:47
mercoledì, 22 novembre 2006

Dalle vetrate a tutto tondo che mi circondano getto uno sguardo fuori. C'è sempre qualcosa da osservare. Ultimamente osservo molto, parlo un po' meno. Questo può risultare uno sproposito alle orecchie di chi sente risuonare i miei blablabla perpetui ovunque e con chiunque io mi trovi. Ma non è una bugia. Chi mi conosce bene non ha mancato di notarlo, e forse ha anche tirato un sospiro di sollievo. Io non ne sono dispiaciuta. Neanche contenta. So solo bene che qualcosa è cambiato. Qualcosa che tracimava, sobbolliva, eccedeva in me. Avevo bisogno di arginare le esondazioni, rientrare nel corso del fiume. Una volta ricomposto il paesaggio, ho trovato una sorpresa: dove pensavo di trovare un pantano, ho scoperto che l'acqua aveva irrigato il terreno e che ciò che ne risultava non era poi così brutto. Anzi, forse era anche troppo bello per condividerlo. Allora, leziosa qual sono, mi sono procurata ferro battuto e cristalli e ne ho fatto una serra temperata. L'accesso è riservato ai due proprietari. Talvolta organizzo tour di mezza giornata su percorsi prestabiliti, per un massimo di una persona alla volta. E mi sono presa un architetto del paesaggio: rigorosamente donna. Con lei trascorro del tempo a estirpare erbacce, piantare bulbi e semenze, distillare succhi e riempire vasetti su vasetti di squisite salsine. In breve, un pezzo di me è cresciuto a puntino. Allora mi sono pastorizzata e mi sono messa sottovuoto. Il tappo ha fatto CLAK chiudendosi e lasciandomi sola nel silenzio ovattato e ialino. Finché sono qui, tutto assume una consistenza mobile ma non influisce sull'equilibrio del composto. Posso consumarmi preferibilmente entro un arco notevole di tempo, anni e anni di sigillato sapore.

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IL CODICE DI CAPRIO
Al timone c'era purenutmeg alle ore 19:56
venerdì, 17 novembre 2006
Mi concedo una parentesi di sospensione della credulità per sbrodolare qualche riga di incondizionata passione per il ritorno nella mia vita di un antico amore, che avevo un po' trascurato negli ultimi anni. Quando parlo della mia vita, in questo contesto, mi riferisco a quella buona parte di me che brucia e si consuma nella celluloide e sugli schermi cinematografici. E mercoledì mi sono crogiolata nella mia comoda poltrona mentre sullo schermo di una sala tutta lustrata a nuovo scorrevano le immagini di The Departed e Leonardo mi ammaliava di nuova malia. Insomma, l'avevo lasciato qualche anno fa, io post-ragazzetta ventenne che andava smorzando la sua predilezione per questo post-ragazzetto ventitreenne sul viale del tramonto precoce. Come una bistecca tagliata troppo spessa, Leo non si riusciva più a digerire, avviato com'era a subire l'atroce condanna all'imbolsimento che affligge molti americanozzi. E invece no: rieccolo in nuova guisa, muscoloso e consistente, la perfetta incarnazione maschile di uno dei miei detti preferiti, "Più ciccia c'è più roba c'è da amare". Anche se nel suo caso, più che di ciccia, parliamo di muscoli niente male. Tutto questo mi dice che c'è un Leo gustosetto quattrostagioni per ogni mia età. Lo ammetto, anche il ruolo di duro fragilissimo che aveva nel film ha influito sul mio giudizio di fan innamorata. Come non cadere nella trappola? Persino il mio amico Mermista ha dovuto parzialmente ammettere di trovarsi d'accordo con me. Tsk!

Il film? Bello. A parte il ruolo inutile e sciapo dell'unica donna del film (perché mai tanta melensità? Perché nei film di questo genere le donne sono ancora, quai sempre, accessori?) e la presenza fisica di Jack Nicholson (che è bravissimo ma mi disturba, da sempre). Un dubbio: ma una delle ultime scene, quella sul terrazzo, è una citazione da Heat - La sfida?
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